Ma tu, cosa fai di preciso?

Credit: “Latest Saturn Portrait“, NASA, ESA, A. Simon (Goddard Space Flight Center), and M.H. Wong (University of California, Berkeley), licenza CC BY 4.0

Ma tu, cosa fai di preciso?

Ho ricevuto questa domanda molte volte, senza avere una risposta soddisfacente. Quindi, armato di buona volontà e una discreta dose di autolesionismo, proverò a rispondere qui, in qualche riga.

Partiamo dalle origini

Ovvero: cos’è che mi ha spinto a fare il mio lavoro?

“Era una notte buia e tempestosa…”

… più o meno. Non so se fosse veramente notte o no, ma era il 2020 e penso di non dover aggiungere molto su quell’anno. Tuttavia, se esiste qualcosa peggiore di una pandemia da coronavirus, è una pandemia da coronavirus in cui sei perfettamente cosciente del basso livello della comunicazione. Vedevo le persone vivere alternati momenti di panico e di falsa speranza.

Era la situazione in cui io, a un migliaio di chilometri da casa, dopo il bollettino giornaliero mi ritrovavo in lunghe telefonate con i miei genitori a spiegare loro che no, i numeri non si stavano abbassando. Era un probabile effetto di campionamento. Ma era anche la situazione in cui la familiarità con gli esponenziali mi ha permesso di rassicurarli che: “Forse a questo punto ci siamo, se tutto continua così in un paio di settimane raggiungeremo il massimo e poi si vedrà”.

La risoluzione

L’avversione della comunicazione per la statistica unita al mio amore per lei (vi avevo avvisato dell’autolesionismo, eh) mi hanno aperto gli occhi:

“Basta! Conosco abbastanza l’analisi dati per poterla raccontare. Ho una sorta di responsabilità: chissà quante persone vivono la stessa altalena di emozioni, bollettino dopo bollettino”.

Così ho compiuto la cosa più sensata (sarcasmo, ma fino a un certo punto) che potessi fare in quel momento di lucidità: ho aspettato un anno. Non sapevo nulla di comunicazione, né di quanto fosse vasto questo mondo o dove trovare del materiale valido per studiarla. Ho iniziato il mio percorso osservando altri divulgatori che parlavano di argomenti a me familiari, per analizzare come li raccontavano. Da lì sono passato a seguire argomenti sempre nuovi fino a sentirmi abbastanza sicuro da aprire una piccola pagina Instagram. Era il 15 agosto del 2021.

Uno dei primi loghi della pagina. Ne ho fatta di strada!

Quando sei arrivato a quello che fai ora?

Il mio primo post, che ho stroncato qui, è stato il primo di molti che ho provato a far uscire a cadenza settimanale. Ho provato ma con fatica perché la mia organizzazione da SMM era inesistente e lavoravo su ogni post singolarmente. Non è un caso se il numero complessivo di pubblicazioni è inferiore al numero di settimane in un anno.

Di colpo, un anno dopo, la situazione è cambiata. Una persona che conoscevo lavorava in un museo universitario e mi ha segnalato che cercavano qualcuno con conoscenze di Fisica: si sarebbe occupato delle visite guidate e dei laboratori didattici. Quello è stato l’inizio della fine, o forse la fine dell’inizio.

Cosa significa fare il mio lavoro

Avanti veloce a oggi, fine 2025. Da attività saltuaria è diventata la mia occupazione principale. Le mie giornate alternano organizzare eventi, progettare attività inserendo tutto nel percorso a seguire le vere e proprie visite.

I pubblici sono estremamente vari: dai bambini che si meravigliano di qualsiasi cosa e chiedono “Perché?” prima ancora che possa terminare la risposta precedente alle classi delle medie e superiori che spesso fingono di essere più distaccate e meno interessate, fino agli studenti e studentesse più grandi che hanno abbandonato ogni timidezza e si lasciano trasportare dalla voglia di provare un esperimento nuovo. Ci sono poi i pubblici degli eventi, dove tutto si mescola e seguo contemporaneamente età e background differenti, dovendo dare a ciascuno la giusta attenzione.

Non sono mancati i casi di persone che, più o meno esplicitamente, hanno messo in dubbio conoscenze ampiamente accettate dalla comunità scientifica. Loro sono un pubblico estremamente complicato da affrontare, perché il rischio di un pastrocchio comunicativo è dietro l’angolo.

Ha avuto senso aspettare, all’inizio?

Questa è una domanda che mi sono posto molte volte. Da un lato credo di sì: sarebbe stato inutile lamentarsi della comunicazione senza poi impegnarmi a capire come funziona. Dall’altro lato ho probabilmente perso il proverbiale treno: ho scoperto che molti colleghi e colleghe avevano sentito la mia stessa vocazione ma hanno iniziato più rapidamente. Qui entra in gioco anche la mia mania del perfezionismo, nemica di qualsiasi progetto e che sto ampiamente affrontando con il mio psicologo. Lei da sola vi spiega il perché del sarcasmo all’inizio del paragrafo più su.

L’altro problema che mi si presentava davanti nel 2021 è che la statistica non era più un argomento attraente e, siamo onesti, nemmeno il più intrigante e semplice da portare al pubblico. Che racconto, quindi? Ero appena immatricolato in una magistrale di Astronomia e Astrofisica, parliamo di quello!

Immagine di astrovariable.

Ma quindi: cos’è che faccio di preciso?

Lo ammetto, l’ho fatto di nuovo: non sono riuscito davvero a rispondere alla domanda. Mi sono lasciato trascinare troppo dalle mie motivazioni, ma senza di loro probabilmente non svolgerei questo lavoro. Quindi iniziare con un po’ di storia è stata la scelta migliore.

Ma non temere, non ho intenzione di mollare. Voglio davvero trovare una risposta: le feste si avvicinano, magari saprò come raccontarmi anche ai parenti del pranzo di Natale.

E se hai continuato a leggere questo articolo fino in fondo, ti aspetto anche nei prossimi, in cui scenderò davvero più nel dettaglio. A presto!


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“The Helix Nebula*“, rilasciata da ESO sotto licenza CC BY 4.0. Immagine con overlay scuro.