Com’è iniziato tutto

Foto di Roberto Mura, licenza CC BY-SA 4.0

Il Leone e la sua stella

Quando si inizia a scrivere su un blog o un sito tocca anche iniziare a popolare questo spazio, per rispondere a quell‘horror vacui del sito appena creato. Da quando ho iniziato il progetto de L’Astrofisica dalla finestra è passato un po’ di tempo e mi sono accorto di un po’ di cose, tra cui il fatto che mi piaccia anche parlare di meta-divulgazione: parlare di come si fa divulgazione. Ora: non pretendo di essere un esperto del campo perché mi mancano così tante basi teoriche da inventarmi il nome “meta-divulgazione” di sana pianta, ma posso almeno affermare di avere abbastanza esperienza da poter riguardare indietro e rileggere quel che scrivevo.

Di fatto, in questo articolo, prenderò i proverbiali due piccioni con una fava: se non avete mai letto questo mio post su Instagram, proverò a farvi scoprire qualcosa di nuovo. Se lo avete già fatto, faremo una bella passeggiata attraverso un testo scritto da una persona che ancora non aveva passato due anni della sua vita a raccontare di scienza agli altri.

Spesso, chiuso nei libri, perdo il contatto con ciò che studio. In queste notti, tra una stella cadente e l’altra, ne ho ritrovato un po’ il senso: mi ha aiutato Regolo, la stella più luminosa del Leone che è, in realtà, visibile solo a fine inverno.

Di lei mi affascina che si tratti di un laboratorio: non è, infatti, una stella sola… ma quattro, in due coppie! Che esistessero Regolo A e B e che B avesse una compagna (Regolo C, con molta fantasia) è noto da tempo[1-3].

Qui stavo palesemente cercando di raccontare una storia, buttando qui e lì un modo di scrivere molto alto e ricercato che, ammetto, mi piace molto usare. Avevo iniziato bene, anche se forse in maniera troppo altisonante, ma nel secondo paragrafo la poesia diventa magicamente un articolo scientifico per Nature, con i nomi tecnici delle stelle buttati lì e le citazioni delle fonti in stile note a piè di pagina. Il tutto è condito con un riferimento pop allo stereotipo dell’astrofisico che non sa dare i nomi alle cose che perde un po’ l’occasione di spiegare perché, in effetti, in astrofisica i nomi alle cose sembra proprio che non si sappiano dare.

Come si osserva un sistema binario? Un modo è notare che le stelle, oltre ad essere vicine in cielo, sono alla stessa distanza da noi e si muovono insieme (con uguale ‘moto proprio’): così ci siamo accorti che Regolo A, B e C sono un unico sistema[1-4]. Continuando le osservazioni si noterà che, in effetti, i tre oggetti orbitano uno intorno all’altro.

Qui, apparentemente, incomincia lo spiegone: stiamo parlando di sistemi binari e multipli di stelle! In realtà presto ci accorgeremo che non è davvero così, perché devierò dal percorso appena tracciato. A prima vista questa sembra la ricetta perfetta per perdere un argomento di cui parlare per il fatto di non averne parlato per niente.

Ma per l’altra coppia, Regolo A e la sua compagna? A volte tra due stelle una è molto più debole dell’altra e risulta invisibile: qui ci viene in aiuto uno strumento molto importante dell’astrofisica: gli spettri!

Ecco che si rivela il vero obiettivo di questo post: parlare di spettri! Detta così sembra un commento totalmente a caso, ma chi ha letto qualche mio altro contenuto su Instagram e chi mi ha sentito parlare durante qualche serata osservativa sa che è un argomento su cui torno veramente spesso. Lo ritengo estremamente interessante e mi diverte veramente molto parlarne; di conseguenza mi viene spontaneo cercare di contagiare le persone che mi ascoltano con questo entusiasmo.

Ciascun elemento chimico ha una sua firma composta da righe scure (dette di ‘assorbimento’) nelle frequenze della luce che lo attraversa. Ogni stella, per la sua composizione chimica e per altri parametri, presenta un suo spettro, ma ancora non basta! L’ultimo ingrediente è un’oscillazione: quando due stelle orbitano insieme, ognuna si avvicina o si allontana periodicamente da noi e le sue righe si spostano in lunghezza d’onda per effetto Doppler: lo stesso che ci fa udire una sirena più acuta se si avvicina a noi e più grave se si allontana.

Questa è la parte veramente interessante di questo post, secondo me, e ricordo perfettamente che era ciò di cui volevo parlare. Col senno di poi credo sia rimasta troppo “tappata” nel fondo della caption e raccontata veramente poco. Inoltre trovo genuinamente tenero il fatto che fossi convinto di sapere per quale pubblico stessi scrivendo, ma continuo a mescolare stili, toni, narrazione e tecnicismi. Ora però diamo un ultimo sguardo alla conclusione:

Osservando le righe di Regolo A si nota che avviene proprio questo: abbiamo capito che a sua volta è un sistema binario (in questo caso detto ‘spettroscopico’) e la sua compagna è, forse, una nana bianca[6] che si sarebbe formata quando la sua progenitrice ha iniziato a perdere materia su Regolo A.

Il loro passato mi ha ricordato un altro sistema curioso, quello di Algol, già visibile adesso… ma c’è così tanto da raccontare qui, lo vedremo un’altra volta! Fino ad allora, buona Fisica!

Anche in questo caso leggere di nuovo queste righe mi fa sorridere: dico che c’è molto da “raccontare qui” quando in realtà non ho raccontato poi così tanto, nonostante l’occasione, il tutto continuando ancora a commettere tutti quei piccoli errori comunicativi che ho portato avanti durante tutta la caption. Concludo il post con una sorta di motto che mi ero inventato perché avevo notato che molti comunicatori e comunicatrici ne avevano uno e non mi sono sforzato davvero di trovarne uno mio. Per fortuna ho smesso di usarlo dopo poco!

Perché vi ho voluto fare questa disamina così dettagliata e pignola di quello che scrivevo tre anni fa? Perché fondamentalmente sono critico verso me stesso, ma sono anche veramente tanto autoironico e ho pensato che un articolo del genere potesse essere più interessante di una lista della spesa per conoscere chi sono io, dietro questo schermo. Inoltre penso che questo articolo abbia anche una sua utilità, decisamente non secondaria: chi fa scienza, sbaglia. Chi comunica la scienza sbaglia altrettanto.

Qui dietro si trova un essere umano e abbiamo preso l’abitudine a credere che qualsiasi cosa riguardi la scienza sia perfetta e cristallizzata. In un certo senso consideratelo il mio manifesto per dichiarare che non è così e provare a costruire insieme una comunicazione migliore. Da questo lato c’è il mio impegno, dichiarando apertamente i miei stessi errori senza nessuna vergogna; vi va di venire con me e provare a seguire quelli che verranno dopo?

Ah, la buona comunicazione si fa con le fonti. Non so se la mia è “buona”, ma ci provo; le fonti le trovate nei commenti del post.


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“The Helix Nebula*“, rilasciata da ESO sotto licenza CC BY 4.0. Immagine con overlay scuro.